Il mio percorso di riequilibrio alimentare è nato dall’esigenza di stare meglio con me stessa e non sentirmi più gonfia dopo i pasti. Dopo anni, era arrivato il momento di prendere questa decisione e di cambiare il mio stile di vita. Tutto è iniziato con il vegatest fatto ad ottobre, che individua gli alimenti che il tuo corpo fa fatica ad assimilare. Inizialmente non pensavo che sarei riuscita a seguire il nuovo regime con costanza ma dal giorno successivo ho cercato di cambiare la mia mentalità. Dopo qualche mese mi sono resa conto che fare sport e mangiare bene mi fanno sentire leggera e soprattutto, oltre a non sentirmi più completamente gonfia, sono anche riuscita a perdere peso e a tonificare il mio corpo.

Come sei riuscita a seguire con costanza il tuo nuovo regime alimentare?

Ho fatto il vegatest per pura curiosità e ho scoperto che in realtà ero intollerate proprio a quegli alimenti, che coincidevano con sentimenti di gonfiore e malessere che provavo dopo averli mangiati. Ho quindi iniziato a prendere seriamente questo percorso che mi ha dato la possibilità di poter raggiungere un fisico che potesse rispecchiare i miei desideri. Bisogna smettere di pensare di non farcela, perché ti butta solo giù. Se tu lo vuoi, lo puoi fare. Questo percorso è una mia sfida personale che si è poi trasformata nel mio nuovo stile di vita. Penso che alla base di ogni cambiamento ci sia una forte motivazione, che deve partire da un’esigenza molto personale, non influenzata da fattori esterni. Nel mio caso è stato il desiderio di avere una pancia meno gonfia, un corpo performante, tonico ed allenato che spesso si ritiene irraggiungibile a causa anche di stereotipi presenti sui social. Potrebbe sembrare un obiettivo puramente estetico, ma il risultato che sto vivendo ora è il raggiungimento di uno stato fisico e psichico equilibrato.

Questo nuovo regime alimentare è stato una grande rinuncia per te? Com’è cambiata la tua alimentazione prima e dopo?

Non posso negare che sia stata una rinuncia, perché comunque a volte ti viene voglia di mangiare del cioccolato o, per esempio, non è facile guardare gli altri mentre mangiano una deliziosa pasta alla carbonara. La voglia di stare bene però è superiore rispetto alla voglia di mangiare una barretta di cioccolato. Cerco di pensare di più a lungo termine rispetto alla gratificazione immediata, che però poi passa quasi subito. Prima di iniziare la dieta mangiavo pasta e merendine ogni giorno e raramente verdure. Non avevo assolutamente una buona alimentazione. Adesso invece mangio un po’ di tutto, compresa anche la pizza nel fine settimana. La cosa che mi piace molto di questo regime alimentare è che mi ha permesso di scoprire anche nuovi alimenti, di cui magari prima non conoscevo l’esistenza. Introdurre alimenti nuovi e variare, sono la chiave perché mangiando sempre le stesse cose, prima o poi ci si stanca. Variare i sapori invece aiuta molto la mia mente ad apprezzare questo percorso.

Quanto le tue emozioni influenzano il tuo rapporto con il cibo?

Ammetto che frequentando l’Università, durante la sessione d’esame, non è sempre facile seguire una dieta. Non mi faccio problemi a dirlo perché spesso quando si cerca conforto, lo si cerca nel cibo. Il cibo a volte diventa un po’ un rifugio, soprattutto quando le cose vanno male, quando si è in ansia o si è preoccupati. Ho iniziato a sostituire le merendine con la frutta e ad aumentare le porzioni. Quando però la mente inizia a cedere alle emozioni oppure è impegnata e distratta, diventa tutto più difficile perché, a mio parere, la mente è il motore della dieta. Anche in quel momento bisogna cercare di resistere e di essere forti non cedendo agli zuccheri ma rimanendo focalizzati sull’obiettivo finale.

Cosa significa per te Orus?

Orus mi ha dato l’occasione di riscoprirmi. È stato ideato dalla mia famiglia proprio con questo obiettivo, ma non l’ho mai sentito così cucito addosso a me come in questo periodo. Raggiungere il benessere, per me, è sempre stata una cosa astratta, ma adesso è proprio qualcosa che sento di avere tra le mani. Orus mi ha permesso di esplorare me stessa e di capire che, al di là del mio aspetto fisico, raggiungere un obiettivo e ciò che conta. Vuoi avere un fisico migliore? Basta che ti ci metti con la testa. Devi avere la mentalità giusta. Devi avere la voglia di farlo. Devi avere una motivazione che arriva da dentro e non che viene imposta da altri. Sicuramente non perché la società ti vede grassa o non giusta, ma devi farlo per te stesso. Penso sia un modo per prendersi cura di sé stessi e di amarsi. Nella frenesia della vita, nello stress del lavoro, dello studio e della scuola non si ha mai tempo per sé stessi. Questo è deleterio e un difetto di molti. Questo posto ti permette di raggiungere questo benessere ed uno stato di sintonia con te stesso. Senza Orus starei ancora mangiando pasta ogni giorno e mi starei perdendo questa sensazione di benessere che sto provando, nonostante a volte sia difficile seguire questo percorso.

Come ha influito il lockdown sul tuo percorso?

Il lockdown è stato la svolta per me, perché ho iniziato ad allenarmi per noia. Volevo sperimentare qualcosa di nuovo e mi sono sfidata anche in questo caso. Tutto è nato da una scommessa con me stessa. Sembra banale, sembra un piccolo cambiamento, ma se ci si inizia a credere, diventa qualcosa di importante. Il lockdown è stato uno stimolo per lavorare su me stessa: l’allenamento e il mio nuovo regime alimentare mi hanno cambiato letteralmente le abitudini, in maniera positiva. Non è così impossibile come sembra.

Che consigli puoi dare a coloro che vogliono iniziare un percorso di riequilibrio alimentare?

Non pensate che sia qualcosa di impossibile da fare e lasciate da parte la visione che la dieta sia qualcosa di negativo. Coltivate il self-love. Provate! Lo stile di vita salutare va oltre alle limitazioni alimentari, va a coltivare l’amore verso sé stessi. È una cosa di cui si parla molto, ma che concretamente è difficile vivere. Uno stile di vita salutare significa rispettare sé stessi.

Se dovessi racchiudere il tuo percorso in un’immagine, quale sarebbe?

La linea del traguardo. È una gara che sto facendo da una vita, una gara ad ostacoli. Gli ostacoli siamo noi stessi e una volta che li abbiamo superati, abbiamo raggiunto un nostro obiettivo personale. Nel mio caso è quello di stare meglio. La Livia di 6 anni fa sarebbe fiera di me perché non aveva fiducia nelle capacità e non avrebbe mai creduto di farcela. Sono fiera di quello che sto facendo e questo mi motiva a diventare la versione migliore di me stessa, ogni giorno di più.